Profilo professionale: perché si resta disoccupati

profilo professionale

Il profilo professionale è molto più di un semplice c.v.

profilo professionale : per cvIl profilo professionale è la vera nuova carta d’identità che stabilisce la nostra effettiva presenza o meno nel mondo, e non vi dirò quello virtuale, dal momento che, vi piaccia o meno, l’ unica realtà dove avvengono veramente le cose, ormai è quella della rete, almeno dal punto di vista del business.

Vent’ anni fa, le differenze tra il nostro Paese e gli Stati Uniti erano ancora profondamente marcate, ricordo che mi colpì all’ epoca come eravamo diversi  anche nel modo di presentarci: a noi non sarebbe mai saltato in mente, dopo aver pronunciato il nome, evidenziare la posizione lavorativa o il nostro profilo professionale, cosa invece più che scontata oltreoceano.

Se ci fate caso, usando i social network, quando vi iscrivete, anche su una piattaforma apparentemente informale come Facebook, il profilo professionale e il vostro corso di studi ( che danno quasi per scontato debba essere universitario, a tutti i livelli) sono le prime cose che Facebook vi permette di inserire sotto il vostro nome, prima ancora che il  vostro stato civile…

Le stesse nuove conoscenze tra i contatti dei social, sono sempre più solite chiedervi di cosa vi occupate, hanno l’esigenza, innanzitutto, di inquadrarvi in un determinato profilo legato al mondo del lavoro innanzitutto.

Questo mutamento nelle nostre relazioni sociali è ovviamente legato alla globalizzazione, che ha sottratto molta spontaneità alle nostre interazioni, categorizzandole in base al prestigio sociale, alla posizione economica, al profilo professionale: esattamente come succedeva durante il medioevo, né più né meno…Beh, speriamo che, come quella volta, almeno in questo povero Paese bistrattato sia dall’ interno che dall’ esterno, si assista ad un nuovo Rinascimento, come successe all’ epoca!

Nel frattempo, tuttavia, noi, è con questa realtà che dobbiamo fare i conti, iniziando ad accettare il mutamento in atto, anche perchè ne va della nostra stessa sussistenza economica.

Per gli addetti ai lavori, questo post potrebbe rappresentare una carrellata di ovvietà: magari lo fosse! All’ estero probabilmente è così, in Italia…

Ritorniamo al nostro profilo professionale: la fascia d’età più colpita oggi dalla crisi, è notorio, va dai  35-55 anni circa, esattamente l’età media di chi frequenta corsi per disoccupati finanziati dal FSE.

Ci troviamo quindi di fronte a profili ricchi di esperienze professionali, di abilità e competenze acquisite sul campo, spesso in realtà economiche di spessore. Eppure… questi profili non spiccano, non destano interesse, si perdono nel mare anonimo di database utili spesso solo a far statistica e numero sul tasso di disoccupati.

Dice: ma è la crisi, sono le normative sul lavoro, è il governo che privilegia i “ggiovani”. Certo, nessuno vuole mettere in dubbio ciò che sta sotto gli occhi di tutti, ma è anche vero che proprio per questo è necessario mettere in atto una strategia efficace e perseguire pervicacemente il nostro fine: avere i mezzi di sostentamento tramite un’ attività lavorativa adeguata alle nostre competenze ed esperienze .

Sì, vabbè Shesays, la stai tirando lunga però… vuoi venire al sodo???

Calma: se non avessi constatato con i miei occhi la paralisi da panico ed il senso di smarrimento di chi d’ un colpo ha visto crollare  con la perdita del lavoro, tutte le sue certezze, la sua scala di valori e la perdita d’ identità, non mi sarebbe venuto in mente di scriverci sopra: questa gente è ancora convinta che l’ unica strategia  sia pregare e aspettare che qualcuno al governo risolva la situazione e gli trovi un nuovo posto… fai un po’ te…

E quindi, tu cosa proponi? E poi questo argomento è stato trattato in tutte le salse, da esperte e autorevoli voci, con esperienza nel settore ultraventennale: chi diavolo saresti tu, che sei proprio l’ ultima arrivata?

Appunto perché sono l’ ultima arrivata e ho passato la fase di cui sopra, che voglio dire la mia, anche perché ne sto facendo un’ attività!   Fa conto che io sia il curatore fallimentare , quello che arriva due minuti prima del becchino, e prega Dio che io arrivi per tempo!

Ecco… adesso ho perso il filo del mio discorso, per colpa di questa voce fuori campo : il mio impertinente senso critico, che si intromette dappertutto peggio del prezzemolo… io che stavo creando la suspence…l’apice del climax…

Allora, volete sapere che tipo di strategia propongo per monetizzare il vostro profilo professionale?

Non vi resta che seguire il blog di Shesays, non siete neanche obbligati ad iscrivervi alla newsletter e non ci sarà il comune ricattino di fruire a gratis del primo articolo, a mò di contentino e poi l’ invito a scaricare, a fornire e-mail o a pagare per improbabili corsi…leggete e basta, se volete, se vi interessa, se ne avete voglia, se vi state divertendo a seguirmi o se vi annoiate a fare altre cose : io scrivo perché mi piace condividere le mie esperienze sperando possano servire d’aiuto e da stimolo per chi si trova in certe situazioni e non sa come venirne fuori, pur cercando valide soluzioni …

Allora vi aspetto alla prossima puntata: come un profilo anonimo  può diventare la vostra carta vincente!

Ah! Dimenticavo! Mentre preparo la prossima puntata vi lascio i compiti per casa: ho trovato questo spunto preziosissimo, tratto dal sito MIORIENTO  profili professionali e credo che lo metterò nel segnalibro tra i miei preferiti!

[wysija_form id=”1″] [contact-form][contact-field label=’Nome’ type=’name’ required=’1’/][contact-field label=’E-mail’ type=’email’ required=’1’/][contact-field label=’Sito web’ type=’url’/][contact-field label=’Commento’ type=’textarea’ required=’1’/]

[/contact-form]

 

Share Button

Share This!

About shesays